“Abuna Paulo” e il santuario delle pietre vive

“Abuna Paulo” e il santuario delle pietre vive

“Abuna Paulo” e il santuario delle pietre vive:
a Gerusalemme la scuola diventa rifugio di speranza

 

Ogni mattina, nei corridoi della Terra Sancta School e della Helen Keller di Gerusalemme, risuona una parola semplice e affettuosa: “Abuna”. È il modo in cui, in arabo, vengono chiamati i frati francescani in Terra Santa. E quando gli studenti aggiungono “Paulo”, lo dicono con un sorriso: stanno parlando di Fra Paulo Paulista OFM, 31 anni, brasiliano, direttore del complesso scolastico di Beit Hanina, nel cuore di Gerusalemme.

Un volto giovane, un sorriso inconfondibile, e un’abitudine che è già testimonianza: passare tra le classi, fermarsi, ascoltare, incoraggiare. In un tempo fragile, segnato da guerra e tregue incerte, quel gesto quotidiano diventa una piccola liturgia di pace: “io ci sono”.

 

 

Una vocazione che attraversa oceani

Fra Paulo è brasiliano, sì. Ma è in Terra Santa da quasi 14 anni. Perché così lontano da casa? Lui stesso lo racconta con disarmante umiltà: «Non lo so bene nemmeno io, ma fin da bambino ho sempre voluto fare il sacerdote». La vocazione nasce anche grazie a un padre spirituale, innamorato di questa terra e vicino ai francescani.

Compie 18 anni e, dodici giorni dopo, atterra in Medio Oriente. La lingua e la cultura sono una sfida: «Mi avevano messo in guardia sull’arabo… ma grazie alla Custodia l’ho imparato, anche con un anno intensivo in Giordania». Poi il seminario, la prima obbedienza, e la vita pastorale: viceparroco a Nazareth, nella parrocchia latina più grande del Medio Oriente.

E quando sembra che il cammino sia tracciato, arriva una chiamata inattesa: Beit Hanina. «Mi sembrava folle… Non c’era margine per decidere, mi avevano trasferito». Solo dopo, guardando indietro, Fra Paulo riconosce una trama più grande: «Ho capito che era Dio… dal Brasile mi aveva portato qui. Guardandomi indietro riconosco il suo disegno. Ma so anche che è servita tanta pazienza e perseveranza».

“Non possiamo togliere ai bambini la possibilità di essere bambini”

In questi mesi, la scuola è diventata per molti ragazzi un rifugio sicuro. Fra Paulo lo dice senza retorica, con la concretezza di chi custodisce il quotidiano: «All’inizio della guerra ho visto classi di pulcini impauriti. Ho detto: è ingiusto non fare qualche festa. Non possiamo togliere ai bambini la possibilità di essere bambini. Di sognare».

E così nasce una festa che ha come tema proprio il sogno: la celebrazione di passaggio alla scuola primaria per i bambini dell’ultimo anno di asilo. All’ingresso del teatro, lo staff ricrea i banchi dell’aeroporto; i piccoli sono vestiti da hostess e steward; i familiari ricevono un “biglietto” per viaggiare in una nuova avventura.

È un’immagine semplice, ma potente: riaccendere l’immaginazione quando tutto intorno sembra spegnerla. «Vedere i bambini con dei sogni e aiutarli a realizzarli è qualcosa di molto bello: siamo parte di questo processo».

 

 

La storia di Celine: un talento che abbatte un muro

Tra i volti che Fra Paulo porta nel cuore c’è Celine, studentessa cieca della Helen Keller, con un dono speciale: il canto. I problemi familiari l’avevano ferita, al punto da farla smettere. Poi la riconciliazione dei genitori, e una promessa quasi impossibile: andare in Italia a cantare per Papa Francesco alla prima Giornata Mondiale dei Bambini.

«Non so perché l’ho detto… stavo chiedendo qualcosa che non sapevo se fosse possibile realizzare». Eppure accade: grazie anche all’incontro con Padre Ibrahim, direttore delle scuole della Custodia, la richiesta viene accolta. Alla fine, cinque bambini ciechi vanno dal Papa. Celine canta allo Stadio Olimpico davanti a migliaia di bambini.

Non è solo un evento. È una soglia: «È stato grandissimo… anche la sua famiglia è cambiata. Hanno capito cosa può fare nonostante la cecità. Il suo talento ha abbattuto un muro».

Un’opera concreta: la scuola della Custodia a Beit Hanina

Nel quartiere arabo di Beit Hanina, a Gerusalemme, sorge un complesso scolastico a gestione cristiana che accoglie oggi circa 615 studenti. Al suo interno operano due istituti:

  • Terra Sancta School: infanzia e primaria fino alla settima classe
  • Helen Keller School: educazione di bambini ciechi, ipovedenti, sordi e con bisogni educativi complessi

La Helen Keller è il cuore del progetto: rilevata nel 2016 dalla Custodia di Terra Santa, è entrata nella rete delle Terra Sancta Schools. Oggi ospita 40 studenti con disabilità, in cinque classi dedicate, con insegnanti di sostegno e ambienti adattati.

Un modello di convivenza

La scuola è un luogo di inclusività e rispetto: circa il 10% degli studenti è cristiano, mentre la maggioranza è musulmana. Ogni mattina gli alunni si ritrovano per un momento di preghiera, ciascuno secondo il proprio credo; seguono l’inno della scuola e la preghiera di San Francesco, segni concreti di convivenza e tolleranza.

Un futuro possibile, senza sradicarsi

Il complesso segue il curriculum israeliano: è la prima scuola cristiana inserita pienamente nel sistema statale. Questo permette agli studenti di apprendere bene l’ebraico e di accedere all’università senza anni propedeutici, offrendo un percorso più solido. E, soprattutto, aiuta molte famiglie a resistere alla tentazione dell’emigrazione, restando legate alla propria terra.

Accanto allo studio, ci sono progetti educativi, festival, attività musicali: percorsi che valorizzano i talenti e aprono orizzonti anche quando il contesto li restringe. Il lavoro continua: ampliamento degli spazi, una palestra, il sogno di estendere il percorso fino al liceo.

 

 

“Un santuario di pietre vive”

Fra Paulo, parlando dei suoi ragazzi, usa parole che sembrano una preghiera: «Prima ero a Nazareth, tra i sassi; adesso sono in un santuario di pietre vive: i bambini. Dio si manifesta nei loro sorrisi. Ogni giorno».

È questo, in fondo, il cuore della testimonianza: la Terra Santa non è solo un luogo da ricordare, ma una vita da custodire. E le opere della Custodia — come queste scuole — sono un modo concreto di tenere accesa la speranza, senza clamore, con fedeltà.

Un invito per la Colletta del Venerdì Santo

La Colletta del Venerdì Santo è il gesto con cui la Chiesa intera si unisce alla Terra di Gesù. È preghiera che diventa cura, comunione che diventa sostegno, perché le pietre vive possano continuare a crescere.

 

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