Nelle emergenze e nella quotidianità
Oggi più che mai le martoriate popolazioni della Terra Santa, i pochi cristiani rimasti, le comunità religiose, i giovani e i più piccoli, che sono il futuro di quelle comunità, ma anche i malati e gli anziani hanno bisogno di aiuto, concreto e immediato, anche solo per «tenere le posizioni», ovviando così ai danni che le continue azioni belliche stanno arrecando alla quotidianità della popolazione.
La Colletta, che solitamente si svolge il Venerdì Santo, quest’anno il 03 aprile, giorno che ricorda la Passione del Signore, trova origine nell’esortazione apostolica di san Paolo VI Nobis in Animo del marzo 1974. La Colletta è stata istituita con l’intento di rafforzare il legame fra i cristiani di tutto il mondo e i Luoghi Santi ed è una delle raccolte ufficiali della Chiesa cattolica.
Questa raccolta rappresenta la principale risorsa per sostenere le attività e la vita che si svolgono attorno ai Luoghi Santi. Le offerte raccolte dalle comunità parrocchiali e dai vescovi vengono trasferite, attraverso i Commissari di Terra Santa, alla Custodia di Terra Santa. Questi fondi sono utilizzati per preservare i siti sacri e per sostenere le comunità cristiane locali, spesso definite le «pietre vive» di questa regione.
La Colletta del Venerdì Santo, insieme ai pellegrinaggi, rappresenta la principale fonti di finanziamento. Scrive il Custode di Terra Santa, fra Francesco Ielpo: « Oggi più che mai è urgente ricostruire, non solo edifici e infrastrutture, ma anche relazioni, fiducia e speranza. Questo cammino passa necessariamente dall’educazione: dalle scuole, dai giovani, dalle famiglie, dai luoghi in cui può germogliare una cultura dell’incontro, del dialogo e della pace. Sostenere l’educazione significa investire nel futuro della Terra Santa e nel ruolo delle comunità cristiane come fermento di riconciliazione in una società segnata da divisioni e ferite profonde».
I territori che ricevono sostegno dalla Colletta includono Gerusalemme, Palestina, Israele, Giordania, Siria, Libano, Cipro, Egitto, Etiopia, Eritrea, Turchia e Iraq.

I frati francescani sono impegnati nella Custodia dei Luoghi Santi, come le basiliche del Santo Sepolcro, dell’Annunciazione e della Natività e decine di altri santuari, che rappresentano un patrimonio inestimabile per il mondo cristiano. Hanno all’attivo quindici scuole con circa 12.000 studenti, e tre istituti accademici.
In Palestina, i frati francescani operano in un contesto segnato dall’estremismo religioso e dalle tensioni quotidiane. Il loro messaggio si concentra sulla promozione della pace e della speranza, invitando i parrocchiani a essere portatori di serenità e a non lasciarsi sopraffare dalle difficoltà. Uno degli interventi principali riguarda l’istruzione. Ai genitori cristiani è stato chiesto di mandare i propri figli a scuola, evitando che rimangano a casa esposti a una continua «tempesta di notizie» che spesso genera angoscia e paure. Frequentare i collegi francescani offre ai bambini un ambiente sicuro, dove possono trascorrere il tempo in modo sano e positivo. L’obiettivo è insegnare loro che, anche di fronte a tragedie e difficoltà, la vita deve andare avanti, rifiutando la paralisi causata dal dolore e dalla paura.
La Cisgiordania, e in particolare Betlemme, ha subito gravi ripercussioni a causa delle guerre e della pandemia, che hanno portato a una drastica riduzione del turismo, la principale fonte di entrate per molte famiglie . I pellegrinaggi, che rappresentavano un pilastro economico per finanziare progetti in tutta la Terra Santa, sono quasi scomparsi, mettendo in crisi molte iniziative. Prima dell’attuale instabilità, le parrocchie palestinesi godevano di una relativa autonomia economica. Tuttavia, con l’arrivo delle guerre, molte di esse sono diventate dipendenti dai fondi della Custodia a Gerusalemme, perdendo la sostenibilità dei loro progetti. Questo ha reso ancora più urgente trovare soluzioni economiche stabili per garantire il futuro delle attività pastorali, educative e sociali che i frati portano avanti con impegno.
A Gaza, oltre alla presenza della piccola parrocchia cattolica, la presenza della Chiesa si realizza in tutto il territorio attraverso la Caritas di Gerusalemme coordinata e gestita dal Patriarcato Latino di Gerusalemme. I francescani hanno collaborato con la Caritas ed altre organizzazioni umanitarie per creare un corridoio umanitario. Grazie a questa iniziativa, alcune famiglie con membri affetti da gravi malattie hanno potuto lasciare la Striscia di Gaza per ricevere cure adeguate.
In Israele, dal punto di vista economico, i cristiani godono di una situazione relativamente migliore rispetto a quelli in Palestina. La Custodia è presente con scuole e parrocchie e lavora per preservare l’identità cristiana attraverso diverse iniziative, come la costruzioni di case destinate a famiglie povere e la creazione di luoghi di aggregazione dove prendersi cura di chi ne ha più bisogno e preservare la cultura e le radici delle comunità locali.
La Giordania si distingue per una maggiore stabilità geopolitica e sociale rispetto ad altri Paesi della regione. In questo contesto più sereno, i frati francescani gestiscono un importante convento e un collegio che accoglie bambini cristiani e non cristiani. Le attività del collegio offrono un ambiente sicuro e stimolante per centinaia di piccoli, che possono usufruire di lezioni scolastiche utili a promuovere un’educazione inclusiva e di qualità, le celebrazioni liturgiche che rafforzano il legame spirituale con la comunità e i servizi di mensa e spazi per il gioco, che garantiscono ai bambini una giornata completa di studio e svago in un’atmosfera serena. Oltre al lavoro educativo, i frati si dedicano alla comunità di migranti presente in Giordania, offrendo loro un aiuto concreto. Sebbene il Paese goda di una situazione politica stabile, la povertà affligge buona parte della popolazione ed i francescani continuano a sostenere le persone più vulnerabili, mettendo al centro la solidarietà e l’attenzione al prossimo.
In Libano, segnato dalla guerra con Israele e dalle conseguenti difficoltà economiche e sociali, sono ospitati numerosi conventi francescani impegnati in diversi ambiti. A nord, i frati operano nella parrocchia di Tripoli, mentre a Beirut si trovano una casa d’accoglienza e un collegio. A sud del Paese, un altro collegio francescano ha subìto gravi danni, ma i frati continuano a portare avanti le loro missioni con dedizione. Oltre al loro ruolo spirituale, che include la celebrazione dei sacramenti e l’accompagnamento delle famiglie nei matrimoni, i francescani si dedicano a numerose attività pastorali quali il catechismo e la formazione religiosa, con un’attenzione particolare ai bambini e ai giovani, i campi estivi e le relative iniziative rivolte alla gioventù francescana, che promuovono l’istruzione e i valori cristiani. In un contesto così difficile, la presenza dei frati è un faro di speranza e una risposta concreta ai bisogni materiali e spirituali della popolazione.
















