Fra Francesco Ielpo: “Nel nostro servizio siamo chiamati a essere trasparenza del vero Donatore”

L’intervento del Custode di Terra Santa all’incontro annuale delle Associazioni di Terra Santa


Roma, 18 ottobre 2025 – Antonianum

«Non volevo farvi una predica, ma semplicemente dirvi grazie. Aiutiamoci e aiutateci a essere trasparenza del vero Datore di ogni dono».
Con queste parole, fra Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa, ha concluso il suo intervento alla XVIII Giornata delle Associazioni di Terra Santa, che si è tenuta a Roma all’Antonianum sul tema “Pellegrini di speranza in Terra Santa”.

Un incontro che, come ogni anno, ha riunito le Associazioni di Terra Santa e i tanti amici e benefattori che, con modalità diverse, sostengono la missione dei frati nei Luoghi Santi.
Un’occasione di riflessione e di fraternità che, nelle parole del Custode, ha risuonato come una chiamata a riscoprire la radice più profonda del servizio: il dono.

Il dono come cuore della spiritualità francescana

Fra Francesco Ielpo ha scelto di partire dal Testamento di san Francesco, dove il Santo scrive: «Il Signore dette a me, frate Francesco».
«In questa frase – ha detto – è racchiusa tutta la sua esperienza evangelica: il primato di Dio, che dona, e la risposta dell’uomo, che riceve e restituisce».

Il dono, ha spiegato, è la chiave con cui leggere la vita del Poverello e il cuore stesso della missione in Terra Santa: «Il Signore si rivela nel donare. È una misericordia senza limiti che si china sull’umile e sul povero, trasformando ogni fragilità in occasione di grazia».

Vedere i doni di Dio dentro la storia

Riflettendo sul tema della speranza, fra Francesco ha invitato a guardare con gli occhi di san Francesco, capaci di scorgere i doni di Dio anche nelle contraddizioni della storia.
«Pensate alla Terra Santa – ha detto –: terra benedetta e insieme ferita. Eppure, anche lì, tra guerre e divisioni, Dio continua a donare. Il compito del cristiano è riconoscerlo e restituire amore».

Riconoscere i doni di Dio non significa idealizzare la realtà, ma leggere nella storia il segno della salvezza.
«Francesco ci insegna a vedere il Donatore dietro ogni dono, anche quando quel dono non è quello che avremmo voluto. Persino la sofferenza può aprirci al desiderio che il dolore non tocchi più nessuno».

Dal dono alla restituzione

Il Custode ha ricordato che per san Francesco il peccato più grande è l’appropriazione: «Il dono è gratuito, immeritato. Nessuno può dire: “Io merito questo”. Tutto ciò che riceviamo è fatto per essere restituito».

Da questo atteggiamento nasce il carisma dei volontari e delle Associazioni di Terra Santa, «come tessere di un mosaico, diverse ma unite da un’unica origine: lo Spirito che dona per essere donato».

Ecco perché, ha aggiunto, «ciò che conta non è quante elemosine si raccolgono, ma che esista qualcuno disposto a donare la propria vita, segno vivo del Donatore».

“Lì ho capito cos’è la Chiesa”

Fra Francesco ha condiviso anche un ricordo toccante della sua prima visita in Siria, nel 2017:
«Avevamo ricostruito una palazzina distrutta dai bombardamenti grazie a offerte nate da piccoli sacrifici, perfino dalla vendita di un’auto. Quando, un anno dopo, tornammo, trovammo il padre di un giovane morto che piangeva: non per dolore, ma perché non avrebbe mai immaginato che qualcuno, lontano, potesse compiere per lui un gesto d’amore così grande. Lì ho capito cos’è la Chiesa».

La logica della speranza

«Non basta avere un tetto o il pane per avere speranza», ha ricordato il Custode. «La speranza nasce solo dal riconoscere il Donatore che si prende cura di noi».
E per questo ha invitato tutti i presenti a essere segni trasparenti del Donatore, come l’acqua lodata da Francesco: «bella, umile, utile e sempre limpida».

«Nel nostro servizio – ha concluso – siamo chiamati a essere trasparenza del vero Donatore. Questo genera speranza. È il modo più autentico di essere pellegrini di speranza in Terra Santa».

Essere dono, nella Terra del Dono

L’intervento di fra Francesco Ielpo ha riportato al centro il senso più profondo della Colletta del Venerdì Santo: non solo gesto di solidarietà, ma partecipazione al mistero del Dono che salva e rinnova la speranza nel cuore della Terra Santa.

 

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